Chi non conosce giudica, chi ha capito, interagisce ed ascolta: la forza di Twitter
Si fa un gran parlare in rete e non, di quanto sia cattiva l’agorà di Twitter.
Da quanta brutta gente sia composta questa piazza che di virtuale ha ben poco se consideriamo che i milioni di persone che scrivono messaggi al mondo in #centoquarantacaratteri sono persone reali, viventi e come tutte morenti.
Sì, scrivo morenti, perché scrivendo una nota a margine, il cosiddetto #Rip va tantissimo sul microblogging.
L’uscita di scena dal proscenio social di Enrico Mentana, irto di polemiche, strumentali e poco edificanti per la levatura del soggetto citato, indica come Twitter, prima di giudicarlo, bisogna conoscerlo. A fondo.
Se ne conosci le dinamiche, le sfumature, le preponderanze, lo stesso Twitter, può portare alla persona o all’azienda che ne fa uso, considerevoli vantaggi.
Twitter è quanto di più democratico, sfidante e meritocratico ci possa essere.
Premia chi lo sa utilizzare in modo corretto, stimolante ed interattivo.
La sua forza è semplice, coinvolgente e penetrante e certamente meno complessa, rispetto a chi non lo sa utilizzare (e sono tanti).
Twitter lo dovete vedere come un filo intermentale, capace di correlare persone differenti sotto il profilo anagrafico, culturale e sociale.
Unisce, anziché dividere, partendo da situazioni anche discordanti.
Il che è una sfumatura di non poco rilievo.
Partiamo da una premessa per evitare di ingenerare confusione.
Vi sono essenzialmente due tipi di utilizzo:
A) Professionale
B) Ricreativo
Prendiamo in considerazione l’opzione A: l’uso professionale dell’account.
Mi rifaccio alla mia esperienza personale che per ovvi motivi è quella che conosco meglio.
Da circa due anni ho un account personale @Giusva82 che registra un aumento giornaliero del numero dei follower, abbinato ad un buon numero di sharing per tweet (chiamati, in gergo, retweet).
Ciò non perché io sia un abile stregone o men che meno sia un personaggio pubblico.
Tutt’altro.
Semplicemente perché ritengo di aver capito, dopo un uso costante, le regole dell’ambiente e cerco di essere, in ciò che scrivo, il più possibile me stesso, con le mie idee ed il mio modo di rapportarmi con le persone, che è lo stesso metro che adotto nella vita reale.
Il messaggio, probabilmente, arriva e può nutrire gradimento.
E come me, ci sono altri utenti Twitter, che nei loro segmenti di interesse, con abilità intellettiva ed emotiva, riescono a trascinare numerosi follower al loro seguito quotidiano e, perché no, arricchire. Quanto meno, di curiosità.
Twitter premia i talenti e su Twitter ce ne sono diversi. Basta saperli scovare.
Gente sconosciuta, persone che non avrebbero mai avuto un’occasione e che invece hanno la possibilità di essere trovati e di cambiare il loro percorso. Tutto sta nel saper cogliere il momento. Il segreto è avere il guizzo. Quello giusto.
L’uso professionale comporta quotidianamente l’aggiornamento del proprio account.
Il mezzo, lo utilizzo, ad esempio, professionalmente, per persone e brand aziendali che vogliono aumentare la loro reputazione in rete con riflessi offline, che hanno interesse ad essere valorizzate, che vogliono comunicare con il loro target in modo corretto e vincente, che vogliono raggiungere un determinato risultato.
La forza dell’interazione, la creazione della cosiddetta empatia tra l’account (azienda o persona) ed i follower ed il feeling crescente tra le parti (user/follower), fanno sì che il committente abbia una soddisfazione totale, in relazione agli obiettivi richiesti.
C’è ovviamente l’opzione B che è quella dai più esercitata: usare Twitter a fini ricreativi.
Chi non ha mai scritto un tweet per il gusto della battuta? Chi non ha mai scritto un tweet per ricevere attenzioni ed effimeri complimenti?
Anche questo è un modo per mettersi in mostra, per catturare l’attenzione dell’agorà digitale.
Come ha detto Beppe Severgnini, in un workshop di qualche settimana fa, l’italiano è un esibizionista, ama recitare l’arte della vita e Twitter rappresenta una manifestazione di ciò.
Nell’opzione ricreativa, vincono gli assemblatori: coloro che riescono ad assemblare i loro tweet in modo attraente ed accattivante su tematiche di svariata natura, riuscendo a mantenere alto ed inalterato il loro grado di sex(tweet)-appeal.
Un discorso specifico ed a parte si deve invece fare sulla regolamentazione della rete.
Qui il problema non è Twitter che ha diversi strumenti atti a bloccare le invettive di potenziali mitomani (una impercettibile minoranza) che dall’alto del loro codardo anonimato tendono ad insultare, o meglio, trollare, vip, normal people o presunte tali.
La vera riflessione da compiere tutti insieme è quella sul web, inteso in senso lato, su come questo può compiere il passo più importante, quello di dotarsi di un sistema di trasparenza sicuro.
Tornando al microblogging, senza andare contro nessuno e senza troppi giri di parole, chi si lamenta di Twitter è perché fondamentalmente non lo sa usare.
Difatti, grazie ad un’eccellente policy, riguardante filtri, blocchi e segnalazioni di spam, Twitter ha strumenti efficaci per bloccare chi offende o deride meschinamente l’onorabilità altrui.
Enrico Mentana è stato solo l’ultimo personaggio di dominio pubblico ad uscire dal social in questione e creare una polemica prevalentemente artificiale, essenzialmente perché non ha capito le fondamenta che stanno alla base del social in oggetto.
Così facendo, ha dimostrato arroganza e chiusura mentale, poiché, se è vero come ha scritto oggi sul Corriere della Sera che “la realtà non si esaurisce in un tweet”, è anche vero che senza comprenderla, quella stessa realtà, è da stolti giudicarla.

























